domenica 8 giugno 2008

Pretacci, il vangelo per le strade

da Segno

Il titolo del libro è strano, non c'è che dire. L'autore invece è uno dei giornalisti più conosciuti in Italia, Candido Cannavò, noto per la sua carriera di giornalista sportivo (direttore della Gazzetta dello Sport fino al 2002).
L'idea del volume nasce una sera dopo un "faccia a faccia" con don Gino Rigoldi, cappellano del carcere minorile Beccaria di Milano. L'autore rimane colpito da don Gino: "Il suo Vangelo comincia e finisce con l'accoglienza, senza mai staccarsi dalla strada dove tutti i dolori si concentrano". Pretacci è un viaggio graffiante con uomini che annunciano il Vangelo sul marciapiede della vita. Sacerdoti che operano con maggiore scioltezza fuori dal tempio.
Nel Vangelo la strada è citata più di cento volte, spazio significativo dove Gesù comunica, parla, incontra situazioni e persone con i loro problemi, compie miracoli. Gesù nasce, muore e risorge fuori dal tempio; la sua morte è attraversata da una strada chiamata Via Crucis. Per Cannavò "Cristo era sulle strade con i poveri, gli storpi, le prostitute, gli ammalati. Non c'è traccia nel Vangelo del fascino del tempio, delle mitre in testa e degli anelli da baciare, e tanto meno dei rapporti con un potere molto lontano dalla vita reale".
In questo cammino l'autore scopre la grande attualità del Vangelo e ci propone venti sorprendenti personaggi che operano nelle periferie dimenticate del paese: il genovese don Andrea Gallo, padre Giancarlo Bossi, don Oreste Benzi, che ha lascito l'odore di santità sui marciapiedi della prostituzione, don Luigi Ciotti, artefice dell'esperienza di "Libero", mons. Giancarlo Maria Brigantini, già vescovo di Locri, che ha seminato speranza in una zona oppressa dalla 'ndrangheta, don Dante Clauser, leggendario "prete dei barboni" di Trento, padre Alex Zanotelli, che dopo l'esperienza in Africa è oggi sacerdote in una parrocchia napoletana, don Virgilio Colmegna, il prete dei rom, don Fortunato Di Noto e altri.
Storie di preti scomodi, che hanno come capostipite don Lorenzo Milani, il quale, senza mezzi termini, invitava i parroci a rompere le scatole ai superiori e a "rendersi antipatici noiosi odiosi insopportabili a tutti quelli che non vogliono aprire gli occhi sulla luce".

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